Barcellona

29 Novembre 2016

BENEDICT CUMBERBATCH, L’UOMO BENEDETTO DAL DESTINO

E che ci fa Benedict Cumberbatch a Barcellona ?? Io non lo so, l’ho incontrato in un cafè e ora stiamo ridendo per le sue avventure veramente eroiche! Sentite questa, vi farà ridere e riflettere su cosa ha fatto lui e cosa state facendo voi nella vita!

A 19 anni  si è perso sull’Himalaya. Quando non era più uno studentello, e non ancora la star internazionale di Sherlock – oltre che un sex symbol tra i più improbabili al mondo –, si prese un anno sabbatico per vedere cosa c’era nella vita oltre agli esami e alla messa della domenica. Insegnò inglese ai monaci tibetani in un paesino di collina vicino a Darjeeling, facendo un corso intensivo d’improvvisazione per inventare giochi didattici. Nei weekend liberi andava in cerca di avventure: rafting sulle rapide del fiume Kali Gandaki, trekking nei paesaggi deserti del Rajasthan (dalle altri parti era stagione di monsoni). Ma la montagna lo chiamava.

Così un giorno lui e tre amici presero un bus a Kathmandu, in Nepal. Gli sherpa costavano e loro, da bravi studenti, viaggiavano in economia, per cui decisero, assai imprudentemente, di arrangiarsi. Il mal di montagna li stese uno alla volta: da quattro che erano rimasero in tre, poi in due. La terza notte, ricorda Cumberbatch, «ho cominciato a sognare roba davvero strana. Non capivo se ero cosciente, se ero sveglio».

Poi i due amici si trovarono a un bivio esistenziale, che caso vuole fosse anche fisico, un sentiero: su o giù? Salirono, e si persero. Senza più cibo, bevvero acqua piovana strizzata dal muschio: avevano letto che era più sicura di quella di fiume. Calava la notte, la luce delle torce si affievoliva e loro continuavano a camminare in una boscaglia quando, in lontananza, videro un tetto di lamiera. Era una fattoria abbandonata. Si gettarono a pancia in giù sul fieno, crollando addormentati. Quella notte i sogni furono ancora più assurdi, si convinsero entrambi che qualcuno, o qualcosa, gli stesse rovistando nei bagagli. Ma al risveglio non c’era nessuno. Allora si incamminarono lungo il fiume, sperando che li riportasse alla civiltà.

Rischiarono il collo sul muschio scivoloso che copriva i massi. La nebbia d’alta quota lasciò posto a una foresta, le sanguisughe gli si attaccavano alle caviglie. A un certo punto trovarono degli escrementi di yak freschi: buon segno. Poi gli alberi cominciarono a diradarsi e approdarono a una radura di pascoli terrazzati e casette di legno che sembravano prese da Tutti insieme appassionatamente. Corsero verso gli abitanti mimando il gesto internazionale della fame (dita chiuse davanti a bocca aperta), e quelli gli servirono il pasto più buono della loro vita: insalata e una ciotola di uova.

Appena finito, a Cumberbatch venne un attacco di dissenteria. «Eh», sospira l’attore ventun anni dopo, «sono gli alti e bassi della vita».

Sembra che dopo l’arrivo del figlio, Cumberbatch abbia messo la testa apposto, e ora capisce profondamente i genitori, per gli sforzi e per l’impegno che un adulto mette nel proprio figlio.

Alla prossima intervista folle, EddieRude.